Coralli, Cammei, Perle, Pietre Dure, Oreficeria
QUATTRO GENERAZIONI
Ottant’anni come elogio di un modo di fare impresa e di produrre bellezza, sentimento, cultura. Famiglia, tradizioni, artigianalità, fantasia, bottega e mercato e poi, naturalmente, coralli e cammei e gioielli: tutto stipato in questi ottant’anni, dal 1930 a oggi, la storia di Aucella.
Che gli Aucella stessi definiscono con vezzo ironico “una misteriosa malattia”, dove probabilmente il mistero in questione si cela dentro la passione che ha coinvolto tre generazioni e che adesso ha già intaccato la quarta.
MADE IN TORRE DEL GRECO
In verità e come una sorta di imprinting, la vicenda degli Aucella corallari comincia ben prima, alla fine dell’800 durante i tempi eroici delle coralline, quando la materia prima (il corallo) si trovava “fuori casa”, nel mare che stava davanti, e furono gli anni in cui si venne a creare spontaneamente il fenomeno “Torre del Greco”. Ecco: Torre del Greco, dovessimo farne un ritratto useremmo la storia di Aucella, esemplare parabola temporale che incarna in tutto e per tutto lo sviluppo e la ragione d’essere di quel polo di produzione laborioso, fertile, eccentrico e gelosissimo, dunque orgoglioso, del proprio passato, ma non fermo su quel passato. Così unico nel suo genere da essere una categoria a sé, praticamente un brand fornito di fama planetaria.
UN MONDO PREZIOSO
Insomma, il corallo lavorato “liscio” o inciso, secondo la definizione dei professionisti torresi, i cammei, ovvero l’arte della glittica (incisione) esibita da autentici artisti su grandi conchiglie di provenienza esotica, e poi le linee di gioielli, al principio create su richiesta dei clienti per montare in oro e argento i coralli e i cammei e che adesso seguono le strade del design moderno con pietre naturali, diamanti, perle South Sea e Tahiti . Materialmente, Aucella è fatto di questo, con una visione “democratica” dell’offerta: dall’oggetto economico alla portata di tutti, al pezzo unico destinato a pochi eletti. Eppure, ogni singolo manufatto è un capolavoro perché medesima è la cura tipicamente artigianale che Aucella impiega, oggi fattasi più precisa e raffinata con l’ausilio delle tecnologie.
